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TUTTA COLPA DELLA CRISI?

  • carlo secca
  • Feb 11
  • 1 min read

Il settore dell’abbigliamento italiano sta attraversando una tempesta strutturale. Nel 2025, la produzione è calata del 6,6%, con la chiusura di circa 11 imprese al giorno. A soffrire è soprattutto il ceto medio: il potere d'acquisto ridotto ha spinto molti verso l'ultrafast fashion online, mentre il lusso ha perso circa 70 milioni di clienti in tre anni. Tra inflazione e concorrenza globale, il Made in Italy cerca ora risposte nella sostenibilità e in nuove regole doganali per sopravvivere (fonte Confartigianato e Confindustria Moda).

Siamo davvero tutti innocenti e vittime?

Le responsabilità di questa crisi è frutto sicuramente di una contrattura dei consumi a causa del mutamento fisiologico, almeno in Italia, degli utenti del comparto tessile: oggi i “Millennials” e la “Generazione Z” non sono più degli spender appetibili anche a causa di potere di acquisto sempre più basso e di stipendi non in linea con il costo della vita sempre più alto.

Ma è solo questo?

La risposta purtroppo è No. Il quotidiano bombardamento dei media che inondano reti e digital networks

di notizie nefaste a livello geopolitico contribuisce a creare un clima di “terrore mediatico” che, psicologicamente, ha un effetto devastante sul ceto medio che si trova difronte a questa “incertezza” sul futuro preferisce aprire l’armadio e riutilizzare un cappotto o una camicia dell’anno prima per andare a cena fuori una volta in più.

Cosa possiamo fare allora?

Scrivimi, mandami i tuoi commenti e ne parleremo insieme.

 
 
 

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